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GIOVANI E POLITICA

Di ALESSANDRA CASTALDO

Ricordo ancora il "sapore" del mio primo voto! Il nostro professore di storia e filosofia ci aveva parlato dell'importanza di essere cittadini attivi e delle lotte che nei secoli si sono succedute per giungere finalmente a un governo rappresentativo. Eravamo chiamati a contribuire al mondo, alle scelte di una nazione, a esprimere la nostra idea sul vivere insieme... Il nostro pensiero, la nostra voce doveva essere in qualche modo ascoltata!! Purtroppo oggi, a distanza di quindici anni, non trovo più in me quell'entusiasmo..Quella finestra da cui ci affacciavamo al mondo dei "grandi" pare chiusa, le sue persiane impolverate, pesanti e arrugginite.. Se mi guardo attorno, scopro che molti condividono questo senso di sfiducia e distanza dalla politica. La generazione di oggi si trova di fronte solo incertezze e precariato. I giovani hanno rinunciato a credere negli ideali, quegli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti e che hanno intessuto il loro essere e il loro mondo di relazioni. Queste incertezze sul nostro futuro, l'impossibilità di considerarlo davvero come il tempo in cui si realizzerà il nostro desiderio di indipendenza, portano a essere rinunciatari rispetto all'impegno necessario per realizzare la crescita di una società che sembra non attenderci. Le promesse non mantenute, gli scandali, l'opportunismo, i giochi di potere sono le ragioni per le quali regna lo scetticismo. Le istituzioni ci appaiono distanti, chiuse ai giovani ed incapaci di risolvere i problemi. Ci siamo un po' tutti abituati a utilizzare luoghi comuni del tipo "I politici sono tutti ladri e corrotti", vedendo la politica come una cosa che non va vissuta attivamente. Eppure dietro questo malessere si avverte in qualche misura anche una sete: anche se la politica giovanile è praticamente inesistente, anche se non si cerca più nei partiti risposte e non si guarda più - come facevano i nostri nonni e padri - ai leader della politica come a bandiere dietro le quali militare, i giovani chiedono una visione nella quale credere. Di ciò è una prova il fatto che sono molti i giovani che avvertono l'esigenza di impegnarsi nel sociale, spinti dalla convinzione che la vera azione politica è quella quotidiana, fatta di piccoli gesti e scelte concrete, anche quella dell'acquisto critico di un prodotto. Questo riconferma quanto detto da Gandhi: « In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica». Sono molte le associazioni che lavorano instancabilmente per la tutela di soggetti e popoli svantaggiati, di beni artistici e ambientali. Purtroppo però ci sono anche giovani che riempiono file diverse...quelle di gruppi xenofobi e razzisti che si diffondono sempre più in Italia, manifestandosi anche in rete, trovandosi perfino su Facebook. In una società frammentaria e individualista si avverte il peso della solitudine e dell'isolamento. Da ciò però rinasce in qualche modo anche il bisogno di "far parte", di partecipare. In contesti disagiati e culturalmente poveri il rischio è che i soggetti più deboli si trovino irretiti in azioni balorde, che non fanno altro che manifestare un vuoto di valori. Per eliminare il pessimismo ed accogliere il profondo desiderio dei giovani di esser parte del mondo occorrerebbe qualcuno che davvero ci ascolti, che dia fiducia, che scommetta su una speranza forse un po' "addormentata". I giovani hanno in fondo bisogno della politica come la politica ha bisogno dei giovani. Occorre solo che ci si faccia spazio.