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La memoria oltre una giornata

Il 27 gennaio viene celebrata la giornata della memoria, una giornata dedicata alla tragedia della Shoa. La nostra scuola media è però andata in controtendenza: per evitare di chiudere gli Ebrei, e il loro ricordo, in una nuova e più meschina prigione, si è deciso di affrontare il tema delle persecuzioni naziste il 13 febbraio.

Come il nostro Direttore ricorda spesso ai ragazzi, oggi è sempre più evidente la volontà di commercializzare tutto, compresi i sentimenti, fissando dei giorni specifici per amare, onorare i nostri genitori o addirittura ricordare una delle più grandi tragedie della storia dell'uomo, così da lavarci la coscienza e toglierci l'incombenza di dover pensare quotidianamente con la nostra testa.

Così, al di fuori della "cornice" istituzionale, gli studenti delle tre classi della scuola media hanno cercato di comprendere, grazie all'attività di cineforum con visione de La vita è bella, la tragedia storica, ma anche il valore del ricordo collettivo in un'epoca così incapace di affrontare il pluralismo culturale, da chiudersi in maniera sempre più esasperata nell'individualismo collettivo.

 

 

Valentina Agosto (I media)

Riflessioni sul 13 febbraio

Ogni anno si celebra la Giornata della Memoria e il 27 gennaio 1945 viene ricordato come fatto storico e testimonianza della persecuzione degli Ebrei. Un periodo storico che rappresenta la vergogna dell'umanità, perché gli avvenimenti verificatisi sono stati assolutamente crudeli, dolorosi ed incredibili alla mente umana. Ci si chiede come un uomo abbia potuto commettere tante atrocità ad un proprio simile.

È un ricordo che fisicamente fa tanto male e non si trova una risposta. Dentro di me nasce un grido di sofferenza nel rivedere come gli Ebrei furono spogliati della loro dignità e vorrei cancellare quel brutto periodo, anche se il ricordo collettivo ha un grande valore educativo ed è di insegnamento, specialmente per noi giovani così lontani da quegli avvenimenti. E se è impossibile comprendere, è necessario conoscere, perché ci faccia riflettere. Il Giorno della Memoria è, appunto, un momento significativo ed importante per tutti, per capire cosa bisogna fare per evitare che ciò che si è verificato ad Auschwitz e negli altri campi nazisti si ripeta ancora.

Purtroppo anche ai giorni nostri le notizie che ci vengono dal mondo ci dicono che l'uomo continua a macchiarsi di atrocità, che ci sono nuove forme di razzismo, che esistono ancora forme crudeli di persecuzione, di schiavitù, di violenza, di annientamento della personalità dell'altro e di mancanze di rispetto.

È vero che ogni essere umano è come un granello di sabbia nella grande spiaggia dell'umanità, ma è pur vero che ognuno di noi può dare un grande contributo nel mettere in pratica i principi della fratellanza e del rispetto del proprio simile, realizzando quel mondo secondo i principi cristiani: «Ama il prossimo tuo come te stesso» e «Non fare agli altri ciò che non vorresti facessero a te».

 

 

Adele Calabrese (II media)

Riflessioni sul 13 febbraio

Il 27 gennaio si celebra il giorno della memoria. E' vero, viviamo in un'epoca in cui pensiamo solo al presente e, a volte, rischiamo di dimenticare il passato. Ecco perché la mia scuola ha permesso a me e ai miei compagni di dedicare un'intera mattinata (anche se non il 27 gennaio) a discutere di questa grande tragedia provocata dalla follia di un uomo assetato di potere, Adolf Hitler. Sappiamo tutti chi era e conosciamo lo scempio che provocò. Fin da giovane, Hitler ebbe la convinzione che la razza ariana fosse la migliore; scrisse anche un libro, La mia battaglia, in cui espose il suo pensiero. In fondo, a portare Hitler al potere fu l'indifferenza della gente che lo sottovalutò. Noi celebriamo il giorno della memoria "per non dimenticare". Mi chiedo: come si fa a uccidere delle persone solo perché appartengono a una religione diversa o magari hanno opinioni diverse dalle nostre? Questo periodo, secondo me, è il più brutto e vergognoso della storia dell'umanità.

Nella giornata organizzata dalla mia scuola abbiamo visto il film La vita è bella di Roberto Benigni; a seguire abbiamo tenuto un dibattito e, infine, abbiamo letto un passo tratto dal libro Se questo è un uomo, scritto da Primo Levi per raccontare la sua esperienza nei campi di concentramento. Egli dichiarò che dopo Auschwitz non si poteva a pensare ad altro; assillato da questo ricordo, non resistette più e nel 1987 si suicidò.

In effetti, Hitler non perseguitò solo gli ebrei, ma anche gli zingari, i pazzi e gli omosessuali, i quali, insieme agli ebrei, venivano portati nei ghetti, smistati in base alla categoria (uomini, donne, bambini, ecc.) e poi deportati nei vari campi di concentramento, dove venivano sfruttati in base alle loro abilità; chi era più debole (donne, bambini) veniva ucciso nei forni crematori o nelle camere a gas. L'obiettivo di Hitler era quello di sterminare tutti gli ebrei, ma molti si chiedono: perché li fece portare nei campi di concentramento a faticare e a soffrire, quando avrebbe potuto direttamente ucciderli? Hitler voleva privarli della loro umanità, perché, se li avesse uccisi subito, avrebbe comunque lasciato loro un briciolo di dignità. A volte, dovremmo fermarci a pensare a ciò che è successo e cercare di non restare indifferenti per evitare che una situazione simile possa ripetersi.

 

 

Rita Nisticò (III media)

Riflessioni sul 13 febbraio

È passato un bel po' di tempo dall'orrore dell'epoca nazista. Con il termine nazista ci viene subito in mente la tragedia degli Ebrei. Ebbene sì, nota come Shoa, ancora oggi il 27 gennaio si ricordano il dolore sia fisico sia morale e la tristezza degli Ebrei, deportati nei campi di concentramento dove venivano sfruttati. Purtroppo con il passare del tempo le cose cambiano, le generazioni si trasformano e diventano sempre meno le persone che si ricordano di questo giorno, sempre meno le persone sensibili a una data come questa e sempre meno ragazzi che danno valore alle cose importanti della vita.

Capire fino in fondo e mettersi nei panni degli Ebrei è impossibile, perché solo loro sanno quello che hanno subito, ma avere stima del coraggio di quelle persone e porci delle domande su come vivevano loro e come viviamo noi, quello si può fare. Per me, infatti, è stato molto importante dedicare, insieme con tutta la scuola media, una giornata per discutere e guardare un film sulla Shoa. Un film molto commovente (La vita è bella), che tra i tanti film della Shoa è forse quello più leggero e ideale per noi ragazzi. Ma ciò non significa che tutta l'angoscia, la paura e la malinconia non si capiscano, anzi, perché si vedono anche l'innocenza e l'ingenuità di un bambino di fronte a quelle situazioni.

Le parti che più ci colpiscono della Shoa sono l'insensibilità dei soldati con i bambini, uccisi nelle camere a gas, e la divisione tra maschi e femmine, così che le famiglie non potevano più stare unite. Noi a lamentarci di dover andare a scuola, loro che non aspettavano altro e per i quali invece era solo una bella speranza, perché intanto venivano sfruttati e maltrattati. Ragazzi della nostra età che volevano avere una normale adolescenza, ma che purtroppo non potevano godersela perché, travolti dalla stanchezza e dalla solitudine, non avevano un modo di svago, il nulla assoluto. Loro a piangere per la fame, per la morte dei cari, noi a piangere per delle scarpe negate dai nostri genitori o per il ragazzo che ci ha lasciato.

Quanto si può notare una differenza netta e sostanziale, che ci dovrebbe fare capire il vero dolore qual è e le lacrime dove devono essere versate.